Carinaro, comune dell’agro aversano trae le sue origini dalla coltivazione della terra. Fiorente era la coltivazione della canapa che veniva trasformata in tessuti e funi dalle industrie canapiere operanti nei Comuni a Nord di Napoli. Con la sostituzione delle fibre artificiali gli agricoltori del posto convertirono la coltivazione della canapa a quella di frutteti ed ortaggi, considerato che la natura del terreno si prestava in modo ottimale a questo nuovo tipo di coltivazioni. Negli anni settanta si è avuta una trasformazione delle attività e del territorio, da consolidata antica e sana realtà agricola a quella industriale che ha negli anni a seguire ha causato molti disoccupati. Quindi dalla tradizione agricola si è passati a quella industriale. Nell’attività primaria sono rimaste le persone più anziane, mentre la maggioranza è occupata nel settore secondario e terziario. Si è avuta, da un lato l’espansione della base occupazionale e culturale nel settore demografico, mentre nell’altro si è verificato l’impoverimento delle capacità produttive nel settore agricolo.


Dati richiesti:
Popolazione al 31 dicembre 20137.102 abitanti
Superficie: 6,29 Kmq
Densità di popolazione: 1.129 ab/Kmq
Cenni storici del tessuto culturale e sociale.

Il Comune di Carinaro confina a nord con il Comune di Marcianise e Teverola, ad ovest con Teverola ed Aversa, a sud con Aversa e Gricignano di Aversa, ad est con Gricignano di Aversa.
Lo storico Lorenzo Giustiniani, nel suo dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, scrive che Carinaro fu uno dei paesi dell’antica Atella e lo storico Pratilli nella “Dissertazione de Liburia”, fra i paesi occupati dai Longobardi nomina anche Carinaro o Casignano.
Tra i primi padroni di Carinaro o Casignano troviamo Isabella consorte di Giovanni Cippola milite. Al tempo di Giovanna II, il padrone e capitano a vita fu Carlo de S. Flaymundo.
Nel 1418 lo possedeva Carlo Sanframondo con Casoria, Olivola, Sarcone, Cervito, Sangiuliano e Petrarosa.
Nel 1352, morto Matteo Sanframondo, le due figlie, l’una delle quali sposò Giovanni Pacifico, l’altra Galeazzo del Tufo, si divisero il feudo secondo il costume longobardo.
Nel 1452 Casoria, Olivola e Carinaro passarono a Giovanni Di Costanzo. Nel 1500 una metà passo a Lucio di Sangro, come successore della famiglia del Tufo, l’altra a Giuseppe Pacifico.
Nel 1572 l’acquistò Lucrezia Brancaccio totalmente, avendone comprato mano a mano le porzioni secondo il numero dei figli alla maniera longobarda. Nel 1580 l’acquistò per intero Nicola di Sangro nel 1622 lo passò a Luzio, suo figlio, istituendovi una primogenitura di ducati 58.000.
I duchi di Carinaro furono i Mormile e di essi si ricorda che fecero battezzare alcuni turchi che erano stati al loro servizio come risulta dal libro dei battezzati dell’anno 1665. Gli ultimi duchi furono don Cesare Mormile e, quindi, don Michele, che, con la eversione della feudalità avvenuta nel 1806, sostenne la causa con il Comune di Carinaro sugli “usi civici”.
Nel 1689 Carinaro contava 98 fuochi, nel 1797 contava 750 anime.
Nel 1720 donna Isabella Gesualdo, madre, balia e tutrice di Odorisio di Sangro, marchese di San Lucido, vendette detto feudo unitamente a quello di Casoria, Olivola e Turitto per comprare fondi per fiorini 370.106 e carantani 32, moneta d’Alemagna, da donna Eleonora di Mansfeldt, dando i primi tre feudi al barone Luigi Ronchi per ducati 42.000. Nel 1728 il detto Odorisio di Sangro, marchese di San Lucido e principe di Fondi, vendette i suddetti tre feudi di Carinaro, Casoria ed Olivola al detto Ronchi, tenutario. I periti che apprezzarono detti feudi dubitarono della loro natura. Il tavolario Stendardo li giudicò di natura longobarda, valutandoli ducati 69.155. Nel 1745 essendo morto don Luigi Ronchi, vi fu una clamorosa lite tra i due discendenti. La questione rimase insoluta fino all’eversione della feudalità e cioè fino al 1806. Nel 1928, a seguito dell’abolizione della provincia di Terra di Lavoro da parte del regime fascista, il Comune di Carinaro fu aggregato alla città di Aversa e, quindi, appartenne alla provincia di Napoli.

Il primo Sindaco del dopoguerra è stato il cavaliere Paolo Monaco nominato nella seduta consiliare del 25 maggio 1947 a seguito di elezioni amministrative svolte il 9 e 10 aprile dello stesso anno.
Il primo segretario Comunale del dopoguerra è stato il ragioniere Francesco Colamatteo. Successivamente ha avuto sino al giorno d’oggi come Sindaci:

  • sig. Mario Piccolo
  • sig. Paolo Mattiello
  • sig. Giuseppe Bracciano
  • dr. Mario Masi
  • rag. Bartolomeo Affinito
  • dr. Andrea Granito
  • prof. Angelo Sglavo
  • dr. Nicola Picone
  • avv. Tommaso Comparone
  • prof. Salvatore Affinito
  • dr. Mario Masi
  • dr. Mario Masi
Abitanti e dinamiche demografiche.

Carinaro, nel decennio 1981 – 1991 ha avuto un incremento demografico di circa del 20% essendo passato da 4.329 abitanti a 5.494, in conseguenza all’insediamento di grossi complessi industriali nel territorio cittadino. Tale incremento ha continuato ad avere tale percentuale, nonostante il fenomeno industriale degli anni settanta si sia ridimensionato, probabilmente dovuto alla qualità della vita che i piccoli centri urbani riescono ancora ad offrire alla gente, a differenza delle grandi città dove esiste il problema del traffico, dell’inquinamento e della non trascurabile densità di popolazione. Andamento del grado di istruzione della popolazione residente dal 1981 al 2001. Si è quasi raggiunta l’assenza dell’analfabetismo, anche se rimane qualche sporadico caso nella popolazione anziana. In assenza di dati precisi al 1981, si può verificare il grado di crescita dell’istruzione nel decennio 1991/2001 come da tabella che segue:

Titolo di studioNel 1991 Nel 2001
Laureati47 70
Diplomati482 750
Scuola dell’obbligo 3308 4292
Alfabetizzati 785 900
Analfabeti 295 220
Totale 4.917 6232


Sullo stato delle politiche sociale e delle sue infrastrutture.

Per ciò che riguarda le politiche sociali, il Comune di Carinaro ha programmato, per ogni classe di età, attività e risorse in modo da garantire un buon numero di servizi. Per gli anziani già da alcuni anni è stata istituita l’assistenza domiciliare integrata, il servizio termale e l’integrazione sociale impegnando gli stessi anziani in piccoli interventi come la vigilanza e la manutenzione di giardini e spazi pubblici. Per i disabili è attivo un Centro Comunale Socio – Educativo per portatori di handicap che tra molte difficoltà ha raggiunto l’obiettivo di produrre pregevoli manufatti in ceramica ed a prova della integrazione dei disabili nella società è in atto la produzione delle tabelle toponomastiche decorate in ceramica. Per gli stessi disabili gravi che non hanno possibilità di frequentare il Centro diurno, l’Amministrazione comunale con fondi regionali ha avviato il servizio di assistenza domiciliare, con l’impiego di lavoratori L.S.U. in servizio al Comune. Per i giovani, infine è in pieno svolgimento presso la Scuola Media un corso di fotografia, denominato “Fotimparo”, allo scopo di impegnare i giovani in una attività che potrebbe rappresentare anche una possibilità di lavoro ed evitare agli stessi i pericoli dell’ozio e della strada.

Sul patrimoni edilizio, storico e monumentale e identità culturale dell’area comunale.

Il patrimonio edilizio è costituito da alcuni edifici di antichissime origini, sui quali di volta in volta sono intervenute modifiche più o meno organiche che in molti casi ne hanno stravolto sia la tipologia e sia le caratteristiche morfologiche di architettura contadina. Restano ancora piccoli esempi che andrebbero recuperati ai fini della conservazione museale di quella che era l’architettura della campagna che esprimeva in tutta interezza l’identità culturale del posto come il palazzo Ducale che è situato nel Centro storico del paese. Le azioni di eventi bellici, i terremoti e quelle disgregatrici del tempo hanno poi distrutto il grande patrimonio monumentale che doveva essere costituito dal castello di Casignano i cui ruderi stanno ancora alla periferia del paese, dove un tempo doveva certamente rappresentare un punto di riferimento ed il nucleo di raggruppamenti familiari.